AD ASTRA – IL PROGETTO

AD ASTRA!

INTRODUZIONE

 

Tutto ciò che vive guarda il cielo. E non poteva che essere così anche per l’uomo, fin dal momento in cui è apparso sulla terra.

Le stelle hanno sempre avuto un impatto significativo sulla nostra visione del mondo. Le prime culture identificavano gli oggetti celesti con gli dei e interpretavano  i loro movimenti attraverso il cielo come profezie: Nut, la dea egiziana del cielo notturno, veniva raffigurata nell’atto di partorire le stelle dal proprio ventre scuro. Stelle partorite dall’oscurità, così come si arriva alla conoscenza partendo dal buio delle cose. Esposizione

Al cielo si è guardato per navigare nei vasti oceani, per decidere quando piantare i  raccolti, per fare figli e, su tutto, per trovare  una risposta in merito alle proprie origini.

Da dove veniamo e come potremo sopravvivere sono le domande che da sempre il genere umano si pone di fronte al cielo, con la speranza che la sua conoscenza e conquista possano un giorno risolvere quel mistero della nascita e della morte che solo la volta celeste sembra conoscere.

Più la comprensione del mondo progredisce, più scopriamo di essere interconnessi con le stelle: la scoperta che gli elementi di base che troviamo nelle stelle, il gas e la polvere che li circonda sono gli stessi elementi che compongono i nostri corpi ha stretto ancor di più l’abbraccio tra noi e il cosmo.  Questa connessione tocca le nostre vite, e il timore reverenziale che ispira è forse la ragione per cui le immagini astronomiche sono così popolari nella cultura di oggi.

Gli uomini non hanno ali, si muovono camminando, orizzontalmente. Per questo che nelle umane fantasie l’idea di libertà è sempre legata all’ascesa: “per aspera ad astra”, si arriva alle stelle superando le difficoltà. Le stelle come sinonimo di una conoscenza che libera dai vincoli e dalle convenzioni che il vivere orizzontale impone.

Fin dall’antichità le stelle sono state una mappa: le stelle ci guidano da fuori, cioè – etimologicamente parlando – ci educano. Esse ci mostrano la via del cielo da lontano per farci volare liberi, con un cuore rosso pulsante, come l’Icaro di Matisse.

“Preservare la conoscenza è facile. Anche il trasferimento delle conoscenze è semplice. Ma produrre nuova conoscenza non è né facile né redditizia a breve termine. La ricerca si rivela redditizia a lungo termine e, cosa più importante, è una forza che arricchisce la cultura di tutte le società con ragione e verità di base. `` Ahmed Zewali -Premio Nobel per la chimica (1999)

IL CENTRO DIDATTICO ASTRONOMICO AD ASTRA

 

AD ASTRA nasce con l’obiettivo di promuovere lo spazio inteso come laboratorio non solo per sperimentare i concetti fondamentali della fisica ma anche per promuovere una cultura scientifica diffusa, ove la curiosità incontri la realtà degli strumenti che l’uomo sta realizzando per poterla soddisfare. Un luogo dove grandi e piccoli possano stupirsi e riscoprire il senso dell’esplorazione non solo dal punto di vista astronomico e di ricerca ma anche con un occhio alla tecnica ed all’ingegneria. Il centro AD ASTRA nasce come realtà assolutamente originale su tutto il territorio marchigiano, promossa e curata da competenze specifiche ed accolta in uno degli istituti storici più prestigiosi in Italia quale è appunto l’Istituto Campana.

LA GENESI DEL PROGETTO

Il presente progetto intende in particolare rispondere all’esigenza, espressa soprattutto dal mondo scolastico, con il quale l’Istituto collabora in modo proficuo e continuativo da anni, di colmare la carenza nel territorio di iniziative di divulgazione delle scienze e delle innovazioni tecnologiche e l’assenza di un luogo destinato a tale scopo.

Dai numerosi incontri tenuti con i dirigenti scolastici e gli insegnanti delle scuole del territorio, è emersa la richiesta di affiancare alle attività indirizzate alla divulgazione del “sapere umanistico”, altre mirate alla divulgazione del “sapere scientifico”, focalizzando l’attenzione sul rapporto scienza gioco, ritenuto fondamentale per lo sviluppo di una didattica efficace sul piano scientifico e fortemente educativa in generale.

Già dal 2017 l’Istituto Campana si era mosso in tal senso promuovendo la I edizione della rassegna I- Future.
Nuovi orizzonti della scienza e della tecnica che ha previsto incontri con scienziati e studiosi proseguendo nel 2018 con la II edizione, curata dall’Associazione Nemesis Planetarium, con scienziati di valore europeo che hanno presentato alcune delle scoperte in ambito astrofisico più recenti (Maria Massi del Max-Planck-Institut für Radioastronomie di Bonn; Marco Drago del Gran Sasso Science Institute de L’Aquila; Vincenzo Vagnoni, responsabile Scientifico della Collaborazione Internazionale LHCb – CERN Ginevra; Francesco Vissani dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN).

Visto il riscontro e il grande apprezzamento ricevuto per l’iniziativa e volendo consolidare la proficua collaborazione instaurata con l’Associazione Nemesis Planetarium, l’ente intende proseguire la strada intrapresa offrendo una proposta più stabile e strutturata che con- senta di divulgare e far conoscere al grande pubblico le più recenti scoperte scientifiche e tecnologiche con metodi e strumenti innovativi.

Al contempo si intendono riscoprire, in un dialogo continuo tra passato e futuro, tra storia e scienza, attraverso la valorizzazione del patrimonio scientifico antico ancora posseduto, le radici storiche dell’Istituto e l’approccio multidisciplinare dello studio e degli insegnamenti del prestigioso Collegio Campana che affiancava alle materie di carattere umanistico quelle di carattere scientifico (in particolare astronomia, geo- grafia, fisica, medicina, anatomia, botanica) e che ospitò da fine Ottocento il Gabinetto di Scienze del Regio Liceo Ginnasio che aveva sede a Palazzo Campana, di grande valore naturalistico e didattico, attualmente conservata, ancora nelle vetrine originali, nella sede dell’Istituto d’Istruzione Superiore Corridoni-Campana di Osimo.

Tra i testi scientifici di notevolissimo pregio e rarità ancora conservati nella Biblioteca Storica Campana, solo per citarne alcuni, si annoverano il codice manoscritto nauti- co del Cinquecento di Agostino Cesareo; gli atlanti geografici degli olandesi Gerhard Kremer (1613) e Joan B laeu (1655), l’Encyclopèdie di Diderot e D’Alembert.